Marco Almagisti
Professore associato all’Università di Padova
Proporrà una lettura “sistemica” della politica italiana, approfittando anche della presenza di un grande maestro quale Luca Verzichelli. Proverà a parlare del sistema politico italiano, avendo cura di collocarlo nel suo divenire storico (le sue caratteristiche, i mutamenti, la peculiare configurazione che assume nell’era Repubblicana) e nelle sue articolazioni territoriali (è un sistema altamente differenziato, composito, con delicati rapporti centro/periferia).
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Una prospettiva non troppo praticata dalla Scienza Politica: il sistema politico italiano è riuscito a contenere la polarizzazione, attraverso alcune caratteristiche specifiche (partiti di massa “ancoranti, democrazia consensuale, legge elettorale proporzionale). Sistemi individuati quali modelli migliori, con caratteristiche molto diverse (partiti meno organizzati, democrazia maggioritaria, presidenzialismo) oggi sembrano esperire il massimo di polarizzazione. Forse il vecchio assetto italiano ha qualcosa da rivalutare? Se sì, come? Come riavvicinare istituzioni, leader, partiti e cittadini? E’ possibile una Scienza per la democrazia? (Verzichelli).
Marco Almagisti è Professore associato all’Università di Padova dove insegna Scienza Politica e Sociologia della Politica. E’ direttore del Centro interdipartimentale di Studi regionali “Giorgio Lago” dell’Ateneo padovano e di “Altopiano. Rivista di analisi politica”. Le sue pubblicazioni più recenti sono “La democrazia in Italia. Storia e geografia di un sistema politico (Carocci, 2025) e “Territory and Politics in Contemporary Italy” (Palgrave McMillan / Springer Nature 2025).
Luca Verzichelli
Scienza Politica e Comparative Global Politics all’Università di Siena
Una prospettiva non troppo praticata dalla Scienza Politica: il sistema politico italiano è riuscito a contenere la polarizzazione, attraverso alcune caratteristiche specifiche (partiti di massa “ancoranti, democrazia consensuale, legge elettorale proporzionale).
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Sistemi individuati quali modelli migliori, con caratteristiche molto diverse (partiti meno organizzati, democrazia maggioritaria, presidenzialismo) oggi sembrano esperire il massimo di polarizzazione. Forse il vecchio assetto italiano ha qualcosa da rivalutare? Se sì, come? Come riavvicinare istituzioni, leader, partiti e cittadini? E’ possibile una Scienza per la democrazia? (Verzichelli).
Come possono convivere le forme di governo che abbiamo conosciuto in Italia e in Europa nel secondo ventesimo secolo, con un’idea di governance globale, avanzatasi con l’erosione dei poteri istituzionali e stato-nazionali, che tuttavia appare particolarmente instabile? Questo intervento si pone tale interrogativo, ragionando sulle recenti crisi della governance multilivello, ma anche sulla drammatica necessità di una riconnessione delle istituzioni di un’ecologia rappresentativa che non può tornare ad essere quella delle democrazie “avanzate” (evidentemente non abbastanza) che sembravano aver decretato la fine della storia, solo pochi anni fa.
Negli ultimi decenni si è parlato molto di governance. Per tante ragioni. In primis, a causa del sempre maggiore impatto di quei fattori che hanno spostato il flusso dei processi politici e decisionali lungo un’asse orizzontale. Rientrano in questa configurazione l’emergere di circuiti informali di rappresentanza e articolazione degli interessi, per esempio, il neocorporativismo o varie dinamiche innovative di mobilitazione politica. Ma anche il ricorso frequente a strumenti decisionali “misti” che mescolano i ruoli istituzionali e pubblici con figure provenienti dalla società e dal mercato. Anche il frequente “prestito” di competenze tecnocratiche per ovviare ai limiti, veri o presunti, della politica professionale e partitica va inquadrato nella dinamica di scivolamento orizzontale dell’idea di politica.
In secondo luogo, la devoluzione territoriale e la globalizzazione hanno sospinto verticalmente la politica, verso quella che è stata definita una governance multilivello. Questo concetto ha riscosso un particolare successo nello studio del processo di integrazione europea, avanzando tuttavia anche nel ripensamento dell’ordine politico internazionale successivo alla fine della guerra fredda, quando si è parlato di governance globale facendo affidamento sul potenziamento delle organizzazioni (intergovernative e non governative), sul diritto internazionale e sulla cooperazione.
Si è parlato a lungo di tutto ciò e continuiamo a farlo. Ma con toni rinnovati e talvolta preoccupati. Dopo le reiterate crisi del primo quarto del XXI secolo, infatti possiamo dire che sia gli shifts orizzontali che quelli verticali della governance hanno mostrato i loro limiti. La narrativa populista ha messo il dito sulla piaga della “mancata legittimazione” di molti attori della governance, mentre sul fronte internazionale è evidente la tensione tra la necessaria sopravvivenza di una prospettiva multilaterale e le varie spinte neo-egemoniche di alcuni sistemi.
Un modo per affrontare il problema, con l’obbligo dell’ottimismo, è chiedersi quale futuro possa avere la forma del governo parlamentare di democrazia rappresentativa. È la vittima designata dei processi di trasformazione in corso. Ma è ancora il modello democratico di riferimento per la totalità dei teorici e, almeno apparentemente, il modello che tutti i leader, mainstream o challenger che siano, dicono di voler salvare.
Per fare breve questa lunga storia, ci dobbiamo porre la seguente domanda: può il governo salvare la governance?
Luca Verzichelli insegna Scienza Politica e Comparative Global Politics all’Università di Siena. Ha scritto o curato oltre venti volumi e circa ottanta saggi su riviste scientifiche internazionali in materia di istituzioni politiche comparate, élites politiche e processi decisionali. Si occupa anche di mobilità internazionale e cooperazione accademica. È stato Presidente della Società Italiana di Scienza Politica e membro dell’esecutivo dell’European Consortium for Political Research e del Coimbra Group of European Universities.
È attualmente coordinatore del progetto REDIRECT, finanziato dalla Commissione Europea. https://redirect.unisi.it/