Orti Risorti – Elena Guerrini



«Fa’ che ovunque io vada, lì sia casa, sia pane, sia bere, sia fuoco, sia orto, sia sedia»

Avrei dovuto farla con il carro questa tournée. Ho recitato nei poderi, sotto l’enorme chioma di una quercia, come i cantastorie di antica memoria, e nei grandi teatri da cantastorie del terzo millennio… Facendomi pagare in prodotti della terra pane, farina, cibo, uova, cacio, vino, ma anche storie, memorie, sorrisi, emozioni. Ho capito che non c’è differenza tra scrivere, fare uno spettacolo e crescere un cavolo. Ho conosciuto gente che ha lasciato la terra per la città e gente che ha lasciato la città per coltivare la terra e respirare altra aria.

Ho iniziato la mia avventura tra gli orti e le mie radici nel 2008 dopo aver smesso di lavorare in teatro con Pippo Delbono, con cui ho condiviso dieci anni di percorso artistico, ed essere tornata a vivere in Maremma dalla città. In questa ricerca di sapori e di radici ho “camminato” con mio figlio Dario nel marsupio e una valigia con pochi oggetti, dai poderi della Maremma a quelli della Puglia, dal teatro di paglia di Montevarchi agli orti urbani di New York, dal teatro Franco Parenti di Milano al festival di Taormina, dagli ecovillaggi ai centri sociali, dalle aule di scuole e accademie ai teatri con i velluti rossi di tutta Italia, ai gruppi di acquisto solidale che comprano lo spettacolo come fosse cibo, cibo per la mente. In molti poderi del centro e sud Italia, la domenica pomeriggio con mio figlio, con la mia sedia e la mia storia, ho dovuto dire: «Spegnete la televisione e aprite la porta al teatro». Era il mio motto, che poi è diventato anche lo slogan del “Festival del teatro a baratto – A veglia” di Manciano, che quest’anno sarà dal 10 al 16 settembre. Parole e storie in cambio di cibo. Ricordo uno degli incassi più alti: 75 litri di olio d’oliva biologico, 20 litri di vino e sei forme di formaggio, oltre la cena e il dormire, e un po’ vil denaro per la benzina, e ogni luogo diventava casa, e ogni casa diventava scena e palco e teatro.

Avrei voluto farla con il carro la tournée di Orti insorti, trainata da quattro cavalli maremmani e fermarmi in sosta a bere nei casali, scambiare parole e farmi pagare con la biada e proseguire il percorso. E invece siamo andati in auto io e il musicista. Davide Orlando suona l’organetto dei pastori e il flauto dei boschi costruito da lui con un legno forato, siamo andati in tutta Italia, complici di un rito che si svolge fuori dai teatri. Ho incontrato bei volti rugosi di veri maestri, ho capito che il mi’ nonno maremmano che ha lottato per la terra era simile a molti nonni, pugliesi, campani, siciliani, emiliani che lavoravano la terra con le mani e si facevano i semi da soli, proprio come il mi’ nonno. Ho incontrato Libereso Guglielmi, il giardiniere di Italo Calvino che ha 84 anni e ancora va ad arrampicarsi sugli alberi, e Vandhana Shiva che mi ha parlato dei contadini in India, dei semi che non sono più inesauribili e delle preghiere dei coltivatori lungo il fiume. E ho incontrato anche molti giovani agricoltori e viticoltori, che han scelto di dedicare la vita alla terra, lasciando la città e provando a mangiare ciò che viene prodotto dal paesaggio in cui vivono. Ho capito quanto il paesaggio è da mangiare, per questo va rispettato, e farsi l’orto da soli, comprare poco o nulla, è l’atto più sovversivo e rivoluzionario che ci possa essere. Realtà simili e paesaggi diversi.

Replica numero 250

Io adesso ci sono in città con la storia del mi’ nonno Pompilio Guerrini classe 1904, contadino. Sta per iniziare Orti Insorti a Milano al teatro La Cucina, per le giornate preparatorie dell’Expo 2015. Ci sarà anche una tavolata in piazza Duomo con cibi di tutte le comunità straniere residenti in città. In questa città dove in parte vivo, farò lo spettacolo per la quindicesima volta, i milanesi apprezzano uno spettacolo che sa di terra e di pane. Ma questa volta sarà con ingresso a baratto, un baratto cittadino, chissà che cosa porteranno? Questa sera ho vestito gli alberi lungo il viale che porta al teatro. Un’istallazione, una scenografia, un atto civile. Nonno Pompilio andava a 80 anni a piantà gli olivi, appoggiandosi al bastone. Lui con le sue piante ci parlava, gli diceva: «Mi raccomando fate i frutti boni che quando io non ci sarò più vi guardo di lassù». E quando soffiava la tramontana, le sue piante le vestiva. Con gli abiti e i maglioni smessi, rammendati dalla mi’ nonna Gina, avvolgeva le piante di limoni e gli alberi del frutteto con sciarpe vecchie di lana e cappotti. E io quegli alberi vestiti, giuro, una volta li ho visti ballare. Ballare nel vento. A Milano porterò pane vino e zucchero, la merenda che mia nonna m’ha sempre dato. Si fa col pane duro di due giorni tagliato a fette, un po’ di vino rosso versato sopra, due o tre cucchiai di zucchero. Mi piace offrire la merenda contadina insieme al vino dopo lo spettacolo, portare le parole e i sapori della mia terra e scambiarli con il pubblico.

A Milano farò anche il minestrone cucinato in scena. Il minestrone della nonna durava dieci giorni, metteva in un pentolone le verdure e gli odori dell’orto, e pure la crosta del formaggio, e la cotenna del maiale. Il decimo giorno c’erano le frittelle di minestrone, e le dava al mi’ nonno nel tascapane con un fiaschetto di vino. Pompilo si alzava pe’ andà al campo che ancora non c’era il sole e rincasava che di già c’erano le stelle. Ora sta diventando buio a Milano gli odori di minestrone e vino invaderanno il teatro e si mischieranno alle mie parole e al respiro del pubblico. Tutto è pronto. Davide porterà gli spettatori in sala suonando l’organetto, come in una laica processione. Il mio teatro è civile e conviviale. Il teatro è casa per me. E ora casa e orto e tempio della parola è un teatro di Milano in una sera di primavera, dove attendo un pubblico cittadino, mi chiedo dove pianteranno i semi di basilico che donerò loro, quelli veri «da sdrucchia’ per bene e da sementà co’ a luna bona, mi raccomando », così scriveva il mi’ nonno su le buste dove conservava i semi di anno in anno. Saranno orti risorti, se quel basilico nascerà e crescerà in terrazze e balconi.

E chissà che ci porteranno in baratto a Milano questa sera?

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