L’energia? Democratica – Fabio Sallusto



Recentemente ho letto La Terza rivoluzione industriale (Mondadori) di Jeremy Rifkin, economista americano con vocazione ambientalista.

La tesi, affascinante, è che le rivoluzioni industriali che hanno mutato radicalmente la società siano sempre avvenute dall’incontro tra una nuova forma di energia e una di comunicazione. La prima rivoluzione industriale, con l’invenzione del cavallo a vapore e la diffusione della stampa, ha portato alla nascita delle città, allo spopolamento delle aree rurali, ha diffuso la cultura con libri e giornali, creando una nuova organizzazione nel vivere quotidiano. La seconda rivoluzione industriale, con l’invenzione del motore a scoppio e di radio, telefono e tv, ha di fatto creato una società petrolio- centrica. Anche le forme di comunicazione hanno favorito uno sviluppo verticistico e piramidale, e di conseguenza potere accentrato nelle mani di pochi. La crisi attuale non è solo una crisi economica e politica come molti sostengono, ma la crisi irreversibile di un modello di vita. I combustibili fossili diminuiscono e il loro prezzo sale. Il nucleare è ormai improponibile per l’opinione pubblica. È quindi il modello stesso di società con grandi industrie, un’eccessiva e spesso inutile mobilità (si pensi all’acqua minerale prodotta in Alto Adige e venduta in Calabria) e soprattutto un’inaccettabile concentrazione di ricchezza e potere nelle mani di troppo pochi, a essere in declino. È necessario un radicale e totale cambiamento di prospettiva, sostiene Rifkin. La soluzione è andare oltre, superare questa fase ed entrare nella “terza rivoluzione industriale” di cui si vedono i prodromi e di cui esistono ormai valori fondanti, strumenti e tecnologie disponibili.

Green economy più web

La terza rivoluzione industriale nasce dalle ceneri di questa profonda crisi ed è ancora una volta il frutto dell’incontro tra una nuova forma di energia, quella prodotta dalle fonti rinnovabili, con una nuova e radicale forma di comunicazione, il web. Queste due “energie” che si incontrano e che contengono elementi di democrazia sociale, porteranno a una nuova organizzazione meno verticistica, con la riscoperta di valori quali il tempo, la qualità della vita, la socialità e soprattutto un modo di vivere sostenibile. Sono quattro i pilastri fondanti di questo nuovo modello: la democratizzazione dell’energia e la sua produzione da fonti rinnovabili; i sistemi di accumulo intelligenti per compensare l’incostanza di alcune fonti come il sole e il vento; le Reti in grado di capire i bisogni; un radicale mutamento nella logistica, con passaggio a veicoli elettrici e a idrogeno, collegati in rete sia per la ricarica, sia per l’ac cumulo. Il modello di Rifkin prevede che ciascun edificio esistente – nella UE sono oltre 170 milioni – possa trasformarsi in una micro centrale per produrre energia, producendo più di quanto necessita per l’autoconsumo e creando un mercato libero dell’energia, in cui ciascuno è al contempo produttore e fruitore. Le tecnologie e gli strumenti sono disponibili a costi accettabili e l’organizzazione sociale che ne deriverebbe sarebbe molto più equa e ambientalmente sostenibile, creerebbe nuovi posti di lavoro, una drastica riduzione dei costi. Da ciò ne deriva un nuovo modo di interpretare sia il mondo dell’edilizia e delle costruzioni, sia dell’organizzazione del lavoro, sopprimendo tutti gli spostamenti inutili, trasformando milioni di posti di lavoro accentrati in telelavoro, in luoghi nuovi pensati per vivere e lavorare. Gli spostamenti fisici dovrebbero essere legati al vivere, al viaggiare, al tempo libero. Le merci dovranno, per quanto possibile, essere prodotte dove servono, con un elevato recupero della qualità della vita, del tempo libero e della socializzazione. Nella sostanza una società nuova, più democratica, più equa, ambientalmente sostenibile. Solo un’utopia? Forse, ma in fondo la scelta è tra una catastrofe annunciata o una nuova via.

Dalle stelle alle stalle

Passiamo dalla teoria alla pratica: quali tecnologie possiamo abbracciare a casa nostra, “Yes, In My Back Yard”? Ecco qualche opzione YIMBY per produrre energia pulita in Maremma senza compromettere il paesaggio e l’agricoltura: pirogassificatori alimentati a pellet, ottimi per cogenerazione e per investimento puro; turbine Orc per il recupero del calore in eccesso; un sistema di gassificazione abbinato a cogeneratori per valorizzare la biomassa, con il vantaggio di alta redditività e spazi richiesti contenuti. E quali sono le “materie prime” ideali per la biomassa? Gli scarti degli alberi ad alto fusto, i residui della lavorazione del vino, e naturalmente le deiezioni animali… E perché no, i nocciolini delle olive. Ci avevate mai pensato?

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