
Governo e governance non sono la stessa cosa.
Il governo è l’attore che prende decisioni. La governance è il sistema e il processo, anche collaborativo, con cui governa. Una buona governance è fondamentale per una gestione efficace e condivisa. La differenza non è chiara e troppo spesso la parola governance viene tradotta erroneamente in governo. Serve una parola per comunicare il concetto. Usiamo governanza. Se non c’è la parola, come possiamo parlarne?
Della questione governance/governanza, ha già parlato l’Accademia della Crusca: Esso [governanza] ha il pregio di collegarsi in maniera trasparente all’internazionalismo della parola originale, e allo stesso tempo si adatta alla fonetica italiana, per cui si può ammettere che si tratta di una buona soluzione, anche se non la più immediata per un italiano d’Italia. … alla base del termine inglese odierno c’è una radice neolatina, che aveva già avuto uno sviluppo in ambiente italiano. Far rivivere ora il nostro vocabolo antico come adattamento del vocabolo (franco-) inglese è perfettamente legittimo e altamente funzionale.
Governanza è una proposta per attrarre attenzione e risorse verso il tessuto sociale stesso e per permettere e aiutare tutti a svolgere liberamente la propria parte in esso.
… per seguire Governanza
Governanza è una proposta per attrarre attenzione e risorse verso il tessuto sociale e il dialogo civile, e aiutare tutti a svolgere liberamente la propria parte nei processi democratici.
La distinzione fra governo e governance sarà il tema dei tre incontri della Scuola di Governanza a Grosseto in ottobre, novembre e dicembre 2025.

mercoledì 10 dicembre – La Chelliana, Grosseto
3. Governance, media e corpi intermedi
- Michele Vannucchi, Openpolis
- Fabrizio Boldrini, Università di Siena
lunedì 27 ottobre – La Chelliana, Grosseto
1. Governo o Governance?
Marco Almagisti, Università di Padova
La democrazia in Italia

Una prospettiva non troppo praticata dalla Scienza Politica: il sistema politico italiano è riuscito a contenere la polarizzazione, attraverso alcune caratteristiche specifiche (partiti di massa “ancoranti, democrazia consensuale, legge elettorale proporzionale). Sistemi individuati quali modelli migliori, con caratteristiche molto diverse (partiti meno organizzati, democrazia maggioritaria, presidenzialismo) oggi sembrano esperire il massimo di polarizzazione. Forse il vecchio assetto italiano ha qualcosa da rivalutare? Se sì, come? Come riavvicinare istituzioni, leader, partiti e cittadini? E’ possibile una Scienza per la democrazia? (Verzichelli).
Marco Almagisti è Professore associato all’Università di Padova dove insegna Scienza Politica e Sociologia della Politica. E’ direttore del Centro interdipartimentale di Studi regionali “Giorgio Lago” dell’Ateneo padovano e di “Altopiano. Rivista di analisi politica”. Le sue pubblicazioni più recenti sono “La democrazia in Italia. Storia e geografia di un sistema politico (Carocci, 2025) e “Territory and Politics in Contemporary Italy” (Palgrave McMillan / Springer Nature 2025).
Luca Verzichelli, Università di Siena
Il sistema politico italiano

Come possono convivere le forme di governo che abbiamo conosciuto in Italia e in Europa nel secondo ventesimo secolo, con un’idea di governance globale, avanzatasi con l’erosione dei poteri istituzionali e stato-nazionali, che tuttavia appare particolarmente instabile? Questo intervento si pone tale interrogativo, ragionando sulle recenti crisi della governance multilivello, ma anche sulla drammatica necessità di una riconnessione delle istituzioni di un’ecologia rappresentativa che non può tornare ad essere quella delle democrazie “avanzate” (evidentemente non abbastanza) che sembravano aver decretato la fine della storia, solo pochi anni fa.
Negli ultimi decenni si è parlato molto di governance. Per tante ragioni. In primis, a causa del sempre maggiore impatto di quei fattori che hanno spostato il flusso dei processi politici e decisionali lungo un’asse orizzontale. Rientrano in questa configurazione l’emergere di circuiti informali di rappresentanza e articolazione degli interessi, per esempio, il neocorporativismo o varie dinamiche innovative di mobilitazione politica. Ma anche il ricorso frequente a strumenti decisionali “misti” che mescolano i ruoli istituzionali e pubblici con figure provenienti dalla società e dal mercato. Anche il frequente “prestito” di competenze tecnocratiche per ovviare ai limiti, veri o presunti, della politica professionale e partitica va inquadrato nella dinamica di scivolamento orizzontale dell’idea di politica.
In secondo luogo, la devoluzione territoriale e la globalizzazione hanno sospinto verticalmente la politica, verso quella che è stata definita una governance multilivello. Questo concetto ha riscosso un particolare successo nello studio del processo di integrazione europea, avanzando tuttavia anche nel ripensamento dell’ordine politico internazionale successivo alla fine della guerra fredda, quando si è parlato di governance globale facendo affidamento sul potenziamento delle organizzazioni (intergovernative e non governative), sul diritto internazionale e sulla cooperazione.
Si è parlato a lungo di tutto ciò e continuiamo a farlo. Ma con toni rinnovati e talvolta preoccupati. Dopo le reiterate crisi del primo quarto del XXI secolo, infatti possiamo dire che sia gli shifts orizzontali che quelli verticali della governance hanno mostrato i loro limiti. La narrativa populista ha messo il dito sulla piaga della “mancata legittimazione” di molti attori della governance, mentre sul fronte internazionale è evidente la tensione tra la necessaria sopravvivenza di una prospettiva multilaterale e le varie spinte neo-egemoniche di alcuni sistemi.
Un modo per affrontare il problema, con l’obbligo dell’ottimismo, è chiedersi quale futuro possa avere la forma del governo parlamentare di democrazia rappresentativa. È la vittima designata dei processi di trasformazione in corso. Ma è ancora il modello democratico di riferimento per la totalità dei teorici e, almeno apparentemente, il modello che tutti i leader, mainstream o challenger che siano, dicono di voler salvare.
Per fare breve questa lunga storia, ci dobbiamo porre la seguente domanda: può il governo salvare la governance?
BIO
Luca Verzichelli insegna Scienza Politica e Comparative Global Politics all’Università di Siena. Ha scritto o curato oltre venti volumi e circa ottanta saggi su riviste scientifiche internazionali in materia di istituzioni politiche comparate, élites politiche e processi decisionali. Si occupa anche di mobilità internazionale e cooperazione accademica. È stato Presidente della Società Italiana di Scienza Politica e membro dell’esecutivo dell’European Consortium for Political Research e del Coimbra Group of European Universities.
È attualmente coordinatore del progetto REDIRECT, finanziato dalla Commissione Europea. https://redirect.unisi.it
2. giovedì 13 novembre – La Chelliana, Grosseto
Governance verticale e orizzontale
Paola Caporossi, Fondazione Etica
Governo locale e cittadini: (a che) serve la partecipazione?

Quanti cittadini si sono cimentati nella valutazione del loro Comune? Come possono stabilire se eroga buoni servizi? E se è ben gestito il patrimonio immobiliare pubblico? Sono solo alcune delle domande cui si cercherà di dare una risposta, dimostrando che se il governo locale non funziona bene, la responsabilità è anche nostra.
Dopo le specializzazioni negli Stati Uniti e in Francia, si occupa da anni di valutazione delle
Pubbliche Amministrazioni in termini di performance, trasparenza e anticorruzione.
È co-fondatrice e presidente a.h. di Fondazione Etica, oltre che responsabile della ricerca in
Centro Rep Srl. Componente dello Expert Group on Public Administration della Commissione
Europea, ha svolto incarichi per la Commissione stessa – DG Regio e per la World Bank.
Collabora con la Presidenza del Consiglio e con ANAC, oltre che con Regioni e Comuni.
Silvia Viviani, Comune di Livorno, IN/Arch Toscana
Regia pubblica e strumenti di governance

Silvia Viviani è stata Presidente dell’INU dal dicembre 2013 al luglio 2019, insediata dopo il XXVIII Congresso dell’Istituto. Precedentemente ha ricoperto la carica di Vicepresidente nazionale dal 2011 al 2013.
Attiva in INU come Socio aderente dal 1989 e membro effettivo dal 1993. Dal 1989 è membro del Consiglio Direttivo della Sezione Toscana, dal 1989 al 1994 addetta alle Relazioni Esterne, nel 1994 Segretario e poi Vice Presidente della Sezione. Dal 1993 membro della redazione regionale toscana di URBANISTICA INFORMAZIONI, dal 1996 al febbraio 2004 coordinatore della redazione regionale toscana di URBANISTICA INFORMAZIONI e corrispondente della rivista URBANISTICA. Dal 10 gennaio 1997 Presidente della Sezione Toscana, rieletta nel 1999 fino al 2001. Dal 2001-2003 in Giunta Nazionale. Dal 2001-2005 Secondo rappresentante della Sezione Toscana in Consiglio direttivo nazionale. Presidente INU Sezione Toscana dal 2005 al 2007 e rieletta dal 2008 al 29 aprile 2011. Nel Comitato fondatore della Fondazione Astengo, dal 1995 membro del Consiglio di Amministrazione, in tale ruolo confermata nel 1998 e nel 1999 fino al marzo 2001.
APPROCCIO
Da amministratore e da urbanista prediligo una cura della città fondata sul governo del patrimonio pubblico e sulla pubblicità delle responsabilità istituzionali e gestionali che esso chiama in causa. La città pubblica è un patrimonio urbano fondamentale, alla base della vivibilità urbana, del suo decoro, delle differenze di contesto urbano o periurbano. Intendo prima di tutto è ciò che è pubblico in quanto proprietà pubblica, dove si eroga un servizio pubblico e si esercitano responsabilità di gestione pubblica adottando le soluzioni affinché questo patrimonio non venga degradato, abbandonato o svenduto. Questo genere di cura della città è al cuore del governo della città pubblica, che a sua volta è l’azione principale dell’amministrazione; si articola in programmazione, progettualità, progettazione, realizzazione, manutenzione; è una visione di lunga durata che però non ci esime dalla necessità di rispondere alla concretezza del quotidiano. Perciò dobbiamo saper configurare un’agenda nella quale far interagire vari strumenti e diversi soggetti, da quelli istituzionali a quelli economici e sociali, dalla cittadinanza ai sistemi di impresa, considerando gli spazi e il tempo, che ogni persona considera nel suo vivere. Perciò governo e governance non sono antitetici, sono due capacità diverse ma interagenti dell’amministrazione che ha il compito e la responsabilità di guidare una comunità locale, peraltro in una contemporaneità non facile. Si sono acuite le disuguaglianze già presenti nel nostro Paese. Allo stravolgimento di questa nostra epoca, che fa già parte dei libri di storia, incredibilmente c’è ancora chi tenta di reagire con lo sguardo rivolto all’indietro, verso un ristabilirsi di condizioni che non fa i conti con lo status strutturale di quella che chiamiamo transizione. L’appropriazione dei luoghi urbani può avvenire, in questi contesti, in modo caotico ed egoista. Viceversa, le pratiche di rigenerazione urbana sostenute dalle strategie europee e dall’agenda urbana mondiale si caratterizzano per una tensione verso la semplicità del vivere urbano, una nuova urbanità. Ed è per questa nuova urbanità che il governo pubblico è importante come autorevole e responsabile competenza politica e istituzionale, aperta al confronto ma pronta ad assumere decisioni; mentre la governance è fondamentale per lavorare nelle necessarie geometrie variabili richieste dalla complessità degli argomenti e dalla integrazione delle competenze che occorre per affrontarli. Penso infatti che l’urbanità contemporanea comprenda l’accessibilità a tutto ciò che compone il capitale della città, un insieme di infrastrutture fisiche e immateriali per le relazioni e i flussi di dati, persone e prodotti; di servizi per l’abitare, per la salute, per l’istruzione; di solidarietà e di capacità produttiva. Garantirla comporta saper lavorare sulle differenze di luoghi e di capitali locali, così da rigenerare le funzioni sociali, economiche, culturali. Le molteplici iniziative dedicate alla qualità delle forme urbane e della convivenza devono far ricorso a tutti gli strumenti disponibili; utilizzare il partenariato pubblico privato; incrementare la partecipazione; ricorrere a metodi di community-based planning e ad azioni di community building, introdurre metodi innovativi come gli usi transitori. Così la rigenerazione urbana può diventare un progetto collettivo, un patto per declinare il futuro delle città nelle quali vorremmo vivere, assegnando ai valori sociali e ambientali una rilevanza economica, mettendo al centro dell’attenzione l’abitabilità e le relazioni indotte dalla qualità degli spazi pubblici, ossia della città pubblica di cui dicevo all’inizio.
Michele Sorice, La Sapienza
Partecipazione e cittadinanza democratica

La parola “governance” rischia di rappresentare un limite alla progettualità della partecipazione democratica. Come fare a evitare che le forme di partecipazione sul territorio non diventino solo procedure? Come ri-connettere le istituzioni e la cittadinanza? E, soprattutto, come rendere la partecipazione democratica una condizione della cittadinanza?
Michele Sorice è professore ordinario presso Sapienza Università di Roma, Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale (CoRiS). Insegna Comunicazione e Civic Engagement e Teorie della comunicazione e dei media digitali. È inoltre il coordinatore scientifico dell’unità di ricerca “Media e Democrazia”.
Governanza è un’iniziativa di Richard Harris.
Con La Maremma delle Idee, organizza incontri pubblici per lo scambio di idee e conoscenze, spesso fra persone che non si incontrerebbero altrimenti.
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