Il Comune è un protagonista importante della vita culturale di una città. A Grosseto l’attuale amministrazione segue una sua dichiarata linea strategica, e interviene al livello operativo con le proprie risorse economiche, umane e fisiche per gestire e organizzare attività in proprio, e per facilitare e sostenere le iniziative di altri. In più, orienta la produzione culturale tramite gli organigrammi di diversi enti e istituzioni. Tutto legittimo.
Le scelte culturali sono sempre soggettive. Chi crea, chi organizza, chi ospita, chi paga, chi partecipa può decidere il suo da fare. Altrimenti non sarebbe cultura. La distribuzione di risorse pubbliche è il frutto di scelte difficili in contesti complessi e imprevedibili. E quelle scelte (inevitabilmente soggettive) dovrebbero essere indipendenti da interessi politici, partitici e personali, con il massimo di trasparenza e onestà intellettuale. La scelta più importante è fra controllo e autonomia. Questa amministrazione tende a governare la vita culturale della città con tutti i mezzi a disposizione, anziché dare fiducia (e parte delle risorse) a persone ed enti competenti, produttivi e diversamente creativi.
Il risultato … l’impalcatura culturale di Grosseto costituisce un giardino zoologico moribondo, dove si sente il ruggito di qualche vecchio leone in una gabbia fatta per sé. Liberiamo le povere creature e costruiamo sopra un parco giochi di cultura classica, popolare, innovativa, trasgressiva e, perché no, anche provinciale.
